Arezzo|| Le Chiavi D’Oro

Forchette Amare torna ad Arezzo e lo fa scegliendo il cuore pulsante della cittadina toscana. Il ristorante che finisce stasera sotto la sua lente di ingrandimento e’ infatti Le Chiavi D’Oro che si trova in Piazza San Francesco il centro della movida aretina . Luogo classico per gli aperitivi questa bella piazza vanta un solo ristorante che si apre ai tanti che vi passano le serate e che d’estate permette anche di mangiare fuori.

La Location

Il locale e ricavato da una vecchia e storica libreria e non è privo di fascino. L’ arredamento richiama il tempo passato con i libri che ancora occhieggiano da sopra gli scaffali e la cucina a vista è sempre un ottimo biglietto da visita. Subito fatti accomodare in un tavolo ampio e comodo iniziamo a scorrere il menu.

Il Menu

La lista degli antipasti come il resto del menu spazia fra terra e mare, ma la nostra curiosità viene richiamata solo dalle crocchette di baccalà con scamorza affumicata e intingolo di patate e porri. In compenso Forchette Amare si  scatena sui primi scegliendo le tagliatelle al ragù di anatra, i quadrucci in farcia di orata con zafferano, carciofi e nero di seppia, i fusilli con broccoli, ricotta e crumble di anduja e per finire uno spaghetto al nero di seppia con cime di rapa e bottarga di tonno. Anche sui secondi la nostra è una panoramica ampia e completa e infatti scegliamo un ossobuco ai funghi con pure’ di sedano rapa, una faraona al cartoccio con bietole e fois gras e con un salto nel pesce un tonno con salsa goulash, tartufo e scalogno candito. La partenza è positiva con la panatura del baccalà molto equilibrata che si sposa bene con la scamorza. Magari la porzione e’ rivedibile perché un po’ di generosità in più non guasterebbe.

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Venendo ai primi le tagliatelle al ragù d’anatra sono insignificanti. Impiattate a caso il ragù e solo su un lato ed e’ slegato dalle tagliatelle. I quadrucci sono gradevoli, ma manca consistenza perché alla fine galleggiano in uno specie di brodetto che non fa restare il piatto memorabile.

Bocciati gli spaghetti al nero di seppia con il punto di cottura andato oltre e la bottarga che non si sente minimamente. Forchette Amare sospetta che sia in polvere…

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Il primo migliore sono i fusilli con l’anduja che si integra bene con i broccoli e la delicatezza della ricotta, dando un interessante mix di freschezza e sapidità.

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Fra i secondi deludente il tonno impiattato anche questo alla meno peggio con la verdura di accompagnamento una volta sopra e una volta sotto e con una inaspettata variabilità di quantità: ai più fortunati un pezzo in più! La qualità del prodotto potrebbe anche andare, ma le premesse erano ben diverse… Buono l’ossobuco con una cottura corretta, mediocri i funghi, meglio il purè di sedano rapa.

Eccellente il petto di faraona che e’ perfetta con il fois gras e che vince la palma del miglior secondo de Le Chiavi D’Oro.

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Passando ai dolci buona la bavarese ai due cioccolati, la cheesecake alla scorsa di agrumi ha un buon sapore, ma preferiamo la classica.

Giudizio Finale

Cena annaffiata da 3 bottiglie di vino, trovate con estrema fatica per un elefantiaco conto di 61€ a testa. Nonostante che il vino e gli ammazzacaffè pesino circa 12€ a testa il conto e’ fuori misura e ingiustificato. Ad un costo del genere ci si aspetterebbe una qualità e un’attenzione superiore in questo ristorante. Forchette Amare se ne va molto “amareggiato” e difficilmente tornerà…

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