Geografia Gastronomica|| La cucina campana

Eccoci qua come ogni settimana per raccontarvi un’altra avventura di Geografia Gastronomica che vi porta in giro per l’Italia! E così dopo aver toccato le Alpi nell’estremo nord della Valle d’Aosta, oggi ci  avventuriamo sulle tavole della cucina campana. Campania felix: una volta veniva chiamata così, per la sua terra fertile e per la ricchezza di risorse naturali. La cucina regionale spesso viene identificata e definita come napoletana, perché in tutte le province (a parte per la presenza di alcuni piatti tipici) le pietanze che caratterizzano il territorio sono le stesse. Molti piatti hanno travalicato i confini regionali, diventando piatti nazionali come naturalmente la pizza, ma anche la parmigiana di melanzane! La semplicità dei sapori e gli ingredienti genuini sono i punti di forza dei piatti tipici campani: in buona parte si tratta di cucina di mare, proveniente da tutto il litorale che va dal Garigliano al basso Cilento, ma la tradizione comprende anche piatti di montagna, nati tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno. La cucina campana ha inoltre il merito indiscusso di aver contribuito alla nascita e alla diffusione della cosiddetta dieta mediterranea, per l’utilizzo di prodotti fondamentali come i pomodori, l’olio, le verdure e anche la pasta. Lo sviluppo della cucina regionale lo si deve all’estro e all’esperienza degli abitanti del territorio, che con maestria hanno saputo rendere nobili gli ingredienti considerati poveri.

 

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