Geografia Gastronomica || La cucina del Trentino- Alto Adige

Restiamo a nord questa settimana con la nostra rubrica Geografia Gastronomica che oggi ci porta in Trentino- Alto Adige. Ma parlare di una cucina di confine come quella trentina è sempre un po’ complesso, perché i vicini sono spesso pronti ad arrogarsi la nascita di una ricetta, l’utilizzo di un ingrediente, le tecniche di una preparazione. Agli altoatesini va sicuramente riconosciuta la paternità , condivisa con gli austriaci, dello strudel, mentre i veneti sobbalzeranno sulle loro sedie quando si parlerà delle polente. Il fatto è che data e luogo di nascita di un piatto sono dati difficili da reperire con certezza scientifica e filologica; è molto più semplice ragionare per influenze e variazioni sul tema. Quando pensiamo al Trentino, sono due le cose che ci vengono subito in mente: la prima, quella che più prepotentemente si impone al nostro pensiero, sono le mele, usate per moltissime torte e dolci di vario tipo. Le mele vengono coltivate nella Val di Sole e nella Val di Non e rappresentano il simbolo di questo territorio. L’altro aspetto preponderante della tradizione gastronomica trentina è rappresentato dai formaggi prodotti nei masi e nelle malghe di montagna: l’alta qualità e la grande varietà dei latticini di queste zone collocano il Trentino ai vertici della produzione casearia italiana. Rispetto alle altre regioni d’Italia, qui non esiste nessun tipo di pasta alimentare tradizionale, alimento che si è largamente diffuso soltanto nel secondo dopoguerra. Tipici primi piatti della tradizione trentina sono le minestre, tra tutte la “minestra d’orzo” (od “orzetto alla trentina”), la Mòsa, il Brö brusà; gli gnocchi, tra tutti gli gnocchi di patate alla trentina, gnòchi de pan e gnòchi de segale. Questa tradizione sfoggia al primo posto i canederli, classicamente composti di pane e carne varia con l’aggiunta di formaggio per i palati più golosi, sono serviti in brodo oppure con burro e salvia.

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